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"People help the people"

  • 12 set 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 19 set 2024

Di altruismo, comportamenti prosociali e di tutto ciò che ci fa stare bene.

Illustrazione di Octavia Bromell


Il costrutto della prosocialità non ha una definizione univoca, ma lo si può ricondurre ad un comportamento proattivo o reattivo finalizzato al benessere dell’altro. A differenza dell’altruismo, che implica un sacrificio dei propri interessi e bisogni in favore di quelli altrui, il comportamento prosociale può essere motivato anche da considerazioni utilitaristiche (es. fare beneficienza per sentirsi migliori, per ottenere approvazione sociale).


I tre aspetti chiave

Gli studi sul comportamento prosociale si sono soffermati su tre dimensioni:

  1. intenzionalità dell'azione volta a far sì che altri beneficino delle proprie risorse o del proprio aiuto;

  2. costi e benefici: la conseguenza del comportamento consiste in un aumento del benessere dell'altro;

  3. contesto sociale: l'azione prosociale è apprezzata e valutata positivamente dalla società di appartenenza, rientrando nei fenomeni normativi.


Una questione neurale

Le evidenze scientifiche hanno messo in rilievo il contributo dei fattori genetici nell'espressione dei comportamenti prosociali. In particolare, Avinum et al. (2011) hanno individuato un gene della vasopressina, denominato AVPR1A e la sua regione associata RS3, che regolerebbe nel cervello gli ormoni legati ai comportamenti sociali, incluso l’altruismo e lo spirito cooperativo, tra adulti e bambini. Anche la dopamina svolgerebbe un ruolo nei comportamenti orientati verso l'altro: adulti omozigoti per gli alleli corti DRD4 riportano di essere più altruisti di coloro con uno o più alleli lunghi, così come bimbi in età prescolare con alleli corti DRD4 sono più propensi alla condivisione durante il gioco rispetto a coetanei con alleli lunghi.


Benessere personale e sociale

Ingaggiare comportamenti prosociali può costituire un fattore protettivo durante i periodi di avversità globale, in quanto di fronte a situazioni traumatiche collettive - come pandemie, catastrofi naturali - si condivide un senso di destino comune che attiva l'empatia e la motivazione ad aiutarsi reciprocamente.

Per di più, è stato evidenziato come azioni di volontariato e presa in carico (caregiving) di familiari siano correlati ad una migliore salute fisica e mentale, contribuendo ad una maggiore longevità.


...E noi?

Quando ci coinvolgiamo in comportamenti orientati al benessere altrui?

Per quale motivazione lo facciamo?

Come ci fa sentire?

Per approfondimenti

Avinun, R., Israel, S., Shalev, I., Gritsenko, I., Bornstein, G., Ebstein, R. P., & Knafo, A. (2011). AVPR1A variant associated with preschoolers’ lower altruistic behavior. PLoS ONE, 6, e25274. doi: 10.1371/journal.pone.0025274.

Bachner-Melman, R.,Gritsenko, I., Nemanov, L., Zohar, A.H., Dina, C., & Ebstein, R.P. (2005). Dopaminergic polymorphisms associated with self-report measures of human altruism:A fresh phenotype for the dopamine D4 receptor. Molecular Psychiatry, 10(4), 333–335.


Harris AH, Thoresen CE. (2005). Volunteering is associated with delayed mortality in older people: analysis of the longitudinal study of aging. Journal Health Psychol, Nov;10(6):739-52.


Pfattheicher, S., Nielsen, Y. A., & Thielmann, I. (2022). Prosocial behavior and altruism: A review of concepts and definitions. Current opinion in psychology, 44, 124-129.


Poulin, M. J., Brown, S. L., Dillard, A. J., & Smith, D. M. (2013). Giving to others and the association between stress and mortality. American journal of public health, 103(9), 1649-1655.

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© 2022, Eleonora Bontempi/ Wix.com

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