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Perché piangiamo?

  • 19 set 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 19 set 2024

Il pianto segnala a se stessi o ad altre persone che c’è qualche importante problema che è almeno temporaneamente oltre la propria abilità di affrontarlo” spiega Jonathan Rottenberg (2012), un ricercatore sulle emozioni e professore di psicologia all’Università della Florida del Sud.


Immagine da Pinterest

Non solo lacrime

Il pianto è stato concettualizzato come la fuoriuscita di lacrime - in assenza di irritazione degli occhi - accompagnata da vocalizzazioni, singhiozzi e aumento dell'attività dei muscoli facciali (Patel, 1993).

Le ghiandole lacrimali secernono acqua, elettroliti e proteine. I principali neurotrasmettitori che regolano l'attività di tali ghiandole sono l'acetilcolina, la norepinefrina e le encefaline, peptidi naturali con proprietà di sollievo dal dolore.


Una questione di catarsi

L'idea che il pianto aiuti a purgare le emozioni spiacevoli risale agli antichi Greci e Romani, quando grandi autori quali Aristotele e Ovidio scrivevano di quanto il pianto fosse liberatorio per la mente.

Dal punto di vista psicologico, sono state avanzate numerose teorie sul tema. Ne è un esempio la teoria psicodinamica secondo cui piangere rilascia tensioni e pressioni, permettendo la liberazione delle emozioni spiacevoli.

In effetti, le ricerche scientifiche mostrano che il pianto è accompagnato da un incremento dell'aritmia respiratoria sinusale, un indice del controllo vagale del cuore che è associato alla capacità di regolare le emozioni, e dal rilascio di peptidi dalle proprietà analgesiche, le encefaline, che donano una sensazione di conforto.

Tuttavia, tali teorie catartiche non hanno trovato conferme unilaterali negli studi empirici. Questa ambivalenza nei risultati potrebbe essere dovuta al ruolo che assume la cultura nella visione del pianto e del miglioramento dell'umore che apporterebbe. Per di più, la fuoriuscita di lacrime avviene anche di fronte ad eventi emotigeni positivi (ad esempio il pianto di gioia).


Un modo di comunicare e connettersi

Altri autori - come Hendriks e Vingerhoets - enfatizzano l'aspetto sociale nel pianto, sottolineando come esso faciliti l'attaccamento e rafforzi i legami sociali elicitando comportamenti di vicinanza, empatia e cura negli altri.

Un aspetto interessante evidenziato dalle ricerche riguarda l'elevato contenuto proteico delle lacrime del pianto emotivo, che potrebbe spiegare la maggior viscosità, che le fa aderire meglio alla pelle e scendere più lentamente. In questo modo, le lacrime che versiamo in momenti emotivamente forti sarebbero più visibili agli altri, comunicando la nostra vulnerabilità. Quest'ultima è critica per la connessione umana; infatti, la nostra fragilità rispecchia quella altrui, grazie all'attivazione dei neuroni specchio (Trimble, 2012), stimola l'empatia ed i comportamenti pro-sociali.


In conclusione

Il pianto si sarebbe evoluto come espressione emotiva che segnala distress e promuove comportamenti di cura e vicinanza. Inoltre, una delle funzioni intra-personali più stupefacenti del pianto riguarda la secrezione di oppiacei naturali che donano una sensazione di sollievo dal dolore.

In qualche modo, sembra che quando piangiamo il nostro cervello si attivi per confortarci e bloccare l'ulteriore secrezione dalle ghiandole lacrimali.

Una vera e propria forma di cura di sè.

Per approfondimenti


Bylsma LM, Gračanin A, Vingerhoets AJJM. (2019) The neurobiology of human crying. Clin Auton Res. Feb;29(1):63-73. doi: 10.1007/s10286-018-0526-y.


Gračanin, A., Bylsma, L. M., & Vingerhoets, A. J. (2018). Why only humans shed emotional tears. Human Nature, 29(2), 104-133.


Hendriks, M. C., Nelson, J. K., Cornelius, R. R., & Vingerhoets, A. J. (2008). Why crying improves our well-being: An attachment-theory perspective on the functions of adult crying. In Emotion regulation (pp. 87-96). Springer, Boston, MA.


Hendriks MCP, Rottenberg J, Vingerhoets AJJM.(2007) Can the distress signal and arousal-reduction view be reconciled? Evidence from the cardiovascular system. Emotion. 7:458–463.


Patel, V. (1993). Crying behavior and psychiatric disorder in adults: A review. Comprehensive Psychiatry, 34(3), 206-211.


Rottenberg J, Wilhelm FH, Gross JJ, Gotlib IH. (2003) Vagal rebound during resolution of tearful crying among depressed and nondepressed individuals. Psychophysiology. 40:1–6.




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